AI Act Italia: nuove regole per polizia e responsabilità civile
Fonte normativa: DECRETO LEGISLATIVO 9 settembre 2026, n.160 - Adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento (UE) 2024/1689 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 giugno 2024, che stabilisce regole armonizzate sull'intelligenza artificiale, in materia di utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale per l'attivita' di polizia e di responsabilita' civile e penale.
L'Italia si adegua al Regolamento europeo sull'Intelligenza Artificiale (AI Act) con un nuovo Decreto Legislativo che stabilisce regole chiare per l'uso dell'IA da parte delle Forze di polizia e definisce le responsabilità civili e penali. Questo provvedimento è fondamentale per garantire che l'innovazione tecnologica sia utilizzata nel rispetto dei diritti fondamentali dei cittadini e della sicurezza pubblica.
Cosa cambia
L'Italia adegua la sua normativa al Regolamento (UE) 2024/1689 (AI Act), introducendo nuove disposizioni sull'uso dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia.
Vengono definite nuove regole in materia di responsabilità civile e penale legate all'utilizzo dell'IA.
Quando si applica
Il Decreto Legislativo è stato pubblicato il 15 settembre 2026.
I sistemi di IA già in uso o in fase di sviluppo per finalità di polizia devono essere resi compatibili con le nuove disposizioni entro un anno dall'entrata in vigore del decreto.
Chi riguarda
Le Forze di polizia (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) e i loro organi, uffici e comandi.
Sviluppatori, fornitori e utilizzatori professionali di sistemi di intelligenza artificiale, in particolare quelli ad alto rischio.
Tutti i cittadini, in quanto le nuove norme regolano l'uso dell'IA in contesti che possono incidere sui diritti fondamentali.
Quanto incide
Sono introdotte nuove sanzioni penali per l'omessa adozione di misure di sicurezza o l'alterazione illecita di sistemi IA ad alto rischio, con pene che vanno dalla reclusione da uno a dieci anni a seconda della gravità del pericolo.
Vengono stabilite nuove procedure per il risarcimento dei danni causati da sistemi IA, inclusa la presunzione del nesso di causalità in caso di violazione del regolamento UE.
Cosa fare
Le Forze di polizia devono assicurare una sorveglianza umana effettiva sui sistemi di IA ad alto rischio e formare il personale sulle potenzialità, i limiti e le implicazioni etiche e giuridiche dell'IA.
I titolari del trattamento devono effettuare valutazioni d'impatto sui diritti fondamentali e sulla protezione dei dati prima di utilizzare sistemi di identificazione biometrica remota in tempo reale.
Attenzione
L'uso di sistemi di IA per l'identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici è ammesso solo in casi specifici (prevenzione di reati gravi, ricerca di persone scomparse o vittime di reati) e richiede autorizzazione giudiziaria.
È vietato l'uso di banche dati biometriche alimentate tramite 'scraping non mirato' (raccolta indiscriminata di immagini facciali).
Per professionisti
Il codice penale è modificato con l'introduzione dell'Art. 437-bis (Omessa adozione di misure di sicurezza nei sistemi di intelligenza artificiale e alterazione illecita dei sistemi).
Il codice di procedura penale introduce l'Art. 359-ter per l'identificazione e localizzazione tramite IA biometrica remota in tempo reale.
Il D.Lgs. 231/2001 estende la responsabilità amministrativa degli enti ai reati commessi con l'uso di sistemi IA.
In ambito civile, sono previste norme sull'accesso alle prove e sulla presunzione del nesso di causalità per i danni da IA.
Cosa prevede il Decreto sull'IA per la polizia
Il Decreto Legislativo 9 settembre 2026, n. 160, adegua la normativa italiana al Regolamento (UE) 2024/1689, noto come AI Act. L'obiettivo è regolare l'uso dei sistemi di intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, garantendo il rispetto dei diritti fondamentali e dei principi di proporzionalità, non discriminazione, sorveglianza umana e trasparenza. L'utilizzo dell'IA deve essere strumentale e di supporto alle attività umane, mai sostitutivo delle decisioni.
Le Forze di polizia sono tenute a garantire una sorveglianza umana effettiva sui sistemi di IA ad alto rischio, con personale adeguatamente formato per prevenire e minimizzare i rischi. Inoltre, il decreto promuove la collaborazione con università ed enti di ricerca per lo sviluppo di sistemi IA, assicurando la protezione dei dati personali e la titolarità dei modelli addestrati su dati operativi sensibili.
Identificazione biometrica e riconoscimento facciale: le nuove regole
Il decreto stabilisce condizioni stringenti per l'uso di sistemi di IA per l'identificazione biometrica remota in tempo reale in luoghi pubblici. Tale utilizzo è ammesso solo per finalità di prevenzione di reati gravi, ricerca di persone scomparse o vittime di sequestro, tratta o sfruttamento sessuale. È sempre richiesta l'autorizzazione del procuratore della Repubblica, con una durata massima di quindici giorni, prorogabile. In casi di urgenza, l'uso può essere avviato previa comunicazione al procuratore, ma l'autorizzazione deve essere richiesta entro 24 ore.
Per il riconoscimento facciale a posteriori, integrato nei sistemi di videosorveglianza, l'attivazione è consentita solo dopo l'acquisizione delle immagini e per il contrasto di reati. L'autorizzazione del giudice per le indagini preliminari è necessaria, salvo casi specifici di identificazione iniziale di un indiziato dopo la commissione di un reato. È categoricamente vietato l'uso di queste tecnologie per controlli generalizzati o indiscriminati delle persone, e l'uso di banche dati alimentate con 'scraping non mirato' è proibito.
- Identificazione biometrica remota in tempo reale: ammessa solo per prevenzione reati gravi, ricerca persone scomparse/vittime.
- Riconoscimento facciale a posteriori: ammesso per contrasto reati, con autorizzazione giudiziaria.
- Divieto di 'scraping non mirato' per alimentare banche dati biometriche.
Responsabilità e sanzioni per chi usa l'IA
Il decreto introduce importanti modifiche al Codice Penale, inserendo l'articolo 437-bis che punisce con la reclusione (da uno a dieci anni) chi omette di adottare misure di sicurezza o sorveglianza umana nei sistemi di IA ad alto rischio, o chi li altera illecitamente, causando pericolo per la vita, l'incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato. Anche l'utilizzatore professionale che omette intenzionalmente la sorveglianza umana è soggetto a queste pene.
Viene estesa la responsabilità amministrativa degli enti (ai sensi del D.Lgs. 231/2001) ai reati commessi con l'uso di sistemi di intelligenza artificiale. In ambito civile, per il risarcimento dei danni causati dall'IA, il giudice può ordinare l'esibizione di prove relative al funzionamento del sistema. Inoltre, se il danno deriva dalla violazione degli obblighi del regolamento UE, si presume il nesso di causalità tra la violazione e il danno, facilitando l'azione risarcitoria. È prevista anche un'azione diretta del danneggiato nei confronti dell'impresa di assicurazione.
- Nuovo reato (Art. 437-bis c.p.) per omissioni o alterazioni di sistemi IA ad alto rischio.
- Responsabilità amministrativa degli enti estesa ai reati commessi con l'IA.
- Accesso facilitato alle prove e presunzione di causalità per danni da IA in sede civile.
Formazione e adeguamento dei sistemi per le Forze di polizia
Per garantire un uso consapevole e sicuro dell'intelligenza artificiale, le Forze di polizia dovranno attivare specifici corsi di formazione presso i propri istituti. Questi corsi mirano a fornire al personale una comprensione approfondita dei principi di funzionamento, delle potenzialità, dei limiti e dei bias dei sistemi di IA, con particolare attenzione al riconoscimento biometrico e all'analisi predittiva. Sarà fondamentale anche la consapevolezza delle implicazioni giuridiche, etiche e di cybersicurezza.
Infine, il decreto prevede un periodo transitorio: tutti i sistemi di IA già in uso o in fase di sviluppo per finalità di polizia alla data di entrata in vigore del decreto dovranno essere resi compatibili con le nuove disposizioni entro un anno. Questo assicura un adeguamento progressivo e mirato alle nuove normative europee e nazionali.
- Corsi di formazione obbligatori per il personale di polizia sull'uso dell'IA.
- Adeguamento dei sistemi IA esistenti entro un anno dall'entrata in vigore del decreto.
Domande frequenti
Cosa cambia con il nuovo Decreto sull'IA per la polizia?
Il decreto adegua la normativa italiana all'AI Act UE, introducendo regole specifiche per l'uso dell'intelligenza artificiale da parte delle Forze di polizia, in particolare per l'identificazione biometrica e il riconoscimento facciale, e stabilendo nuove responsabilità civili e penali.
L'intelligenza artificiale può identificare le persone in tempo reale?
Sì, ma solo in casi eccezionali e strettamente definiti, come la prevenzione di reati gravi o la ricerca di persone scomparse/vittime, e sempre previa autorizzazione giudiziaria. È vietato l'uso indiscriminato.
Quali sono le sanzioni per chi non rispetta le regole sull'IA?
Sono previste sanzioni penali severe, inclusa la reclusione da uno a dieci anni, per chi omette misure di sicurezza o altera sistemi IA ad alto rischio, causando pericoli. Le aziende possono incorrere in responsabilità amministrative e sanzioni pecuniarie.
Come vengono protetti i miei dati con l'uso dell'IA da parte delle Forze dell'ordine?
Il decreto impone il rispetto del GDPR e del D.Lgs. 51/2018, richiede valutazioni d'impatto sulla protezione dei dati, la conservazione di log non modificabili e la cancellazione dei dati dopo periodi definiti. È vietato l'uso di banche dati create con 'scraping non mirato'.
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